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domenica 31 agosto 2014

BBC Monitoring ha compiuto 75 anni

Ripendo dalle pagine web dedicate all'archivio storico BBC:


BBC Monitoring, 26 August 1939

Created in 1939 on the outset of WW2, its purpose was, and still is, to gather and interpret international news as rapidly and economically as possible.
Initially employing several hundred 'monitors', many of them refugees, the service rapidly expanded so that it could 'listen' 24 hours a day to all the European languages likely to be of wartime use. The BBC and wider world quickly recognised the uniqueness and value of BBC Monitoring, calling it in 1940 'a modern Tower of Babel'. Churchill was an avid customer of the service, and would ring up in the middle of the night and ask (of Hitler) 'What's that fellow been saying?'
The organisation played an important role in helping observers keep track of developments post WW2, including the Cold War, the disintegration of the Iron Curtain and collapse of the Soviet Union. Also monitored were the Falklands conflict, Yugoslav wars and Middle East hostilities. Over the years, BBC Monitoring has innovated and developed, now monitoring over 3,000 sources (across radio, TV, press, internet and news agencies), in 100 languages and across 150 countries. Its purpose remains to observe, understand and explain the world's media, and so help Britain and international audiences follow and interpret key events.

Initially based in London then Evesham, BBC Monitoring moved in 1943 to Caversham Park near Reading, where it is still based.

Tanti auguri e complimenti sinceri, Mrs. BBC.




giovedì 28 agosto 2014

Alimentiamo il ricevitore rigenerativo a valvole

In uno dei post precenti (link) ho cercato di descrivere la costruzione e le prime prove di un semplice ricevitore a reazione a tre tubi. Durante tutte le prove, il ricevitore è stato sempre alimentato da due alimentatori da banco, uno che erogava circa 680 mA a 6.3 VDC per i filamenti delle valvole, l'altro che erogava circa 5mA a 50 VDC per le tensioni di placca.
Adesso è venuto il momento di costruire, per il ricevitore, un alimentatore tutto suo, che se non altro avrà dimensioni assai più contenute di quelle dei due alimentatori da banco messi insieme!
L'alimentatore sarà in realtà composto da due parti, una dedicata ai filamenti e l'altra alla tensione per l'alimentazione dei circuiti di placca (spesso indicata anche come B+ negli schemi elettrici dei ricevitori a tubi). Entrambi gli alimentatori erogano corrente continua con tensione regolata, per cercare di ridurre al minimo il rumore introdotto dal ricevitore tramite l'alimentazione. Per lo stesso motivo, l'alimentatore alla fine sarà rinchiuso in una piccola scatola metallica e posto - durante l'utilizzo - a debita distanza dai circuiti del ricevitore.

Alimentatore per i filamenti

Per l'alimentazione dei filamenti, ho già fatto alcune prove con un regolatore 7805. Per portare l'uscita del regolatore il più vicino possibile ai 6.3 VDC nominali, ho iniziato collegando in serie sul piedino centrale (che fa da riferimento per la tensione di uscita) una coppia di diodi al silicio di tipo 1N4148. La corrente che scorre nel piedino di ground del regolatore è sufficientemente piccola da consentire l'uso di due diodi di segnale.
Teoricamente la soluzione avrebbe anche funzionato, sopportando anche la corrente di picco nei filamenti al momento della loro accensione a freddo, che nel mio caso supera 1 A. Senonchè, essendo montati in prossimità del regolatore, quando quest'ultimo iniziava a riscaldarsi notevolmente (come effetto della potenza dissipata) anche la curva caratteristica dei diodi cambiava in maniera sostanziale per effetto della temperatura e la caduta di tensione complessiva sulla coppia di 1N4148 si riduceva rapidamente a 400 mV o anche meno.

Quindi, prima lezione: il 7805 dovrà essere montato su un dissipatore di calore adeguato ed i diodi dovranno essere montati il più possibile distanti dal regolatore. Come conseguenza della prima lezione, ho deciso anche di rimpiazzare la coppia di diodi di segnale al silicio, con un più affidabile diodo  Zener, da 3.0V.

Lo schema risultante al momento è questo sotto. Sto aspettando di trovare il tempo per montarlo in una versione di prova, per fare qualche misura diretta di quello che sarà il suo comportamento. Da ricordare - ma questa è una precauzione di carattere generale - di connettere sempre dei condensatori ceramici di bypass da 10-100 nF in parallelo ai diodi rettificatori, per attenuare il rumore creato dalle commutazioni dei diodi dallo stato di non conduzione allo stato di conduzione.


Il trasformatore utilizzato è del tipo incapsulato, con due secondari da 9V (che saranno connessi in parallelo)  per un totale di 16VA.

Alimentatore per la tensione B+

La tensione B+ per il mio ricevitore a reazione è di solo 50VDC e la corrente assorbita si attesta intorno a soli 5 mA. Questo ha molto facilitato la scelta del circuito dell'alimentatore, che è caduta su un semplicissimo regolatore basato su diodo Zener:


Il trasformatore da 12+12 VAC, con i secondari collegati in serie, è seguito da un duplicatore di tensione, nella configurazione detta di Greinacher.
I valori dei condensatori sono stati calcolati con l'aiuto di un foglio di calcolo molto utile e semplice da usare, che ho scaricato da qui: Multiplier Design. I parametri fondamentali da inserire sono il numero di stadi rettificatori (nel mio caso sono due), tensione e corrente di uscita, frequenza di rete in Hz. Con gli altri parametri si può giocare cercando il miglior compromesso anche in base ai componenti (specialmente i condensatori) che si hanno a portata di mano. La costruzione di un prototipo e l'esecuzione di qualche misura dissiperà il resto dei dubbi.
Nel mio caso la tensione d'uscita del moltiplicatore è stimata in 68VDC,  dati dai 24VAC (nominali) in uscita dal trasformatore, che diventano 24 x 1.41 = circa 34VAC di picco, che poi vengono moltiplicati per due ottenendo appunto circa 68VDC.
La corrente da erogare (per i duplicatore) è data dai 5 mA assorbiti dal ricevitore sommati ai 2.5 mA necessari per far funzionare il diodo Zener. Sottraendo i 51VDC nominali all'uscita (ai capi del diodo Zener) dai 68VDC in uscita dal duplicatore, si ottengono 17VDC di caduta sulla resistenza R1, che quindi dovrebbe valere 17 V / 7.5 mA = circa 2200 ohm (potrebbe essere consigliabile inserire un trimmer), con una dissipazione prevista di circa 130 mW.
Naturalmente, nel caso di carico non connesso, tutti i 7.5 mA dovranno poter scorrere nel diodo Zener. Si tratterebbe di una potenza da dissipare pari a circa 390 mW che il diodo (che è da 500 mW) dovrebbe poter reggere con continuità, specialmente se dotato di ampie alette di dissipazione saldate su ciascun reoforo, il più vicino possibile al case di vetro del componente. La situazione dovrebbe essere abbastanza safe anche in caso di un temporaneo aumento della tensione in uscita dal duplicatore (diciamo fino a 71 VDC).
L'altra eventualità è che aumenti invece la corrente richiesta dal ricevitore. Dato che - a parità di tensione ai suoi capi - la corrente nella resistenza non può cambiare, occorrerà che diminuisca quella nel diodo Zener. Anche in questo caso, un moderato aumento (diciamo del 10%) della corrente nel carico non dovrebbe pregiudicare il funzionamento del circuito.
Tutto sommato, comunque, lo schema è talmente semplice che potrà valere senz'altro la pena di provare ed aggiustare dove necessario, fin quando non si raggiungerà un compromesso accettabile.

martedì 26 agosto 2014

Non solo radioascolto

Eh già, radioascolto primo amore e come tale non si scorda mai. Il nominativo da SWL (Short Wave Listener), che nel mio caso è I/0169/LI, è stato il primo che ho richiesto, quando un pò di anni fa il virus della radio e della sperimentazione elettronica mi ha contagiato di nuovo, dopo decenni di incubazione.
Subito dopo però - e mi sembrò un complemento naturale - cominciai a chiedermi quale avrebbe potuto essere l'emozione di andare on-air; di trasmettere cioè un segnale, che poteva essere ricevuto magari a centinaia di chilometri di distanza. Il fatto di possedere una laurea in elettronica semplificava molto le cose: niente esame, solo qualche modulo da riempire e qualche tassa da pagare. E fu così che in breve ricevetti il mio nominativo di stazione di radioamatore, IZ5WWB.
Fin dall'inizio, la mia intenzione non fu quella di dotarmi di ricetrasmettitori di grande potenza e di antenne adeguate. In fin dei conti, anche da radioascoltatore, il mio atteggiamento era sempre stato (e continua ad essere) quello un pò minimalista: cercare di ottenere il possibile da risorse tutto sommato limitate (apparati di poco ingombro e di costo limitato), ricavando divertimento soprattutto dalla sperimentazione, dall'affinamento dell'esperienza e - quando possibile - dall'autocostruzione.
Da queste considerazioni ad adottare come linee guida quelle che si è soliti sintetizzare . nel mondo ham radio - con l'acronimo QRP, il passo è stato breve. Ecco perchè nell'acquisto dei miei pochi apparati ricetrasmittenti ho sempre privilegiato la semplicità operativa, le dimensioni contenute e la ridotta potenza d'uscita.
Ve li presento uno alla volta, sottolineando peraltro come purtroppo li abbia finora usati veramente molto poco o nulla - a causa dei mille altri impegni ed interessi che popolano le nostre vite moderne. Ma c'è sempre speranza.

BitX20A


Questo ricetrasmettitore SSB monobanda per i 20m viene venduto in kit sul sito Hendricks. Io ho potuto acquistarlo, già montato ed in perfette condizioni, da un collega radioamatore italiano. Questo il link alla pagina descrittiva del prodotto. Il kit è basato sul progetto originale del BitX20 di Ashlan Farhan.
Su yahoo.com esiste un vivacissimo gruppo dedicato al BitX20, molto attivo nel dare supporto, dove vengono presentate e discusse diverse realizzazioni del progetto, con varianti di vario genere (versioni multibanda, versioni che supportano la trasmissione in CW, e così via).
Nella versione Hendricks, che viene venduta completa di un bel case bi-colore bianco e azzurro, la potenza d'uscita in SSB che si può ottenere risulta compresa tra 6 e 10W PEP, ma da alcune review sembrerebbe in grado di superare agevolmente i 10W (non esattamente un transceiver QRP, in quel caso).
Questa sotto è una foto dell'interno dell'esemplare in mio possesso:


Lo comprai attratto soprattutto dalla sua semplicità, in opposizione alla ricchezza di menu e funzioni di altri ricetrasmettitori QRP sicuramente più convenienti, ma che non sono mai riusciti a "catturarmi" (il solito approccio minimalista di cui parlavo all'inizio del post). Inoltre dalle ottime review lette sul web, relativa in particolare alla sensibilità e silenziosità del ricevitore.

Icom IC-290E


La banda dei 2 metri esercita su di me un fascino particolare che non riesco facilmente a spiegare. Dopo avere acquistato anch'io il mio bel palmare FM bibanda VHF/UHF con cui esordire facilmente nell'etere - come molti radioamatori freschi di patente e non particolarmente ansiosi di cimentarsi con le HF - ed averlo corredato di antenne per l'attività in portatile (una piccola Yagi da 5 elementi della Diamond, una j-pole bi-banda autocostruita ed una Moxon anch'essa autocostruita), cominciai ad avere la curiosità di operare in 2 metri, almeno in ricezione, anche in SSB e CW.
Sempre nello spirito minimalista che mi fa da guida (e da cui deriva una predilezione - economicamente nefasta - per gli apparati monobanda), cominciai a cercare tra l'usato per qualcosa di costo contenuto, monobanda all-mode appunto, di potenza ridotta e adatto per l'impiego in portatile. Dopo qualche ricerca l'occhio mi cadde su un Icom IC-290E in ottime condizioni, che sembrava avere le caratteristiche richieste e mi piaceva molto anche esteticamente, con quel che di vintage nell'aspetto del pannello frontale.
In FM non può competere con gli apparati moderni; ad esempio non genera i toni CTSS, ha la possibilità di memorizzare soltanto 5 canali, ha solo la spaziatura canali di 5 kHz oppure 1 kHz. Ma per la FM avevo già il mio portatile bi-banda. Quello che mi interessavano di più erano i modi SSB e CW e su questi non ho trovato limitazioni sostanziali, salvo che ovviamente con i suoi 10W PEP di potenza massima, e le funzioni ridotte al minimo indispensabile, non mi permetterà mai di partecipare ad alcun contest. Ma d'altra parte per quello temo che non mi sarebbero sufficienti i watt, i pulsanti ed i menu...

Wouxun KG-UV2D


Last but not least (anzi, è stato il primo ad essere acquistato), ecco qua il piccolo Wouxun KG-UV2D, un classico palmare bi-banda VHF/UHF pensato per i facili QSO sui ponti ripetitori e per qualche chiacchierata diretta con i colleghi radioamatori della mia città o delle zone limitrofe.
Non ha certo la pretesa di essere un apparato per sofisticate attività DX (e d'altra parte non è per questo scopo che si usano i ricetrasmettitori di questo tipo), ma per quanto riguarda le applicazioni tipiche per le quali è pensato, mi ha sempre dato delle buone soddisfazioni, sia per quanto riguarda le prestazioni, sia per robustezza, affidabilità e maneggevolezza. Sono di buona qualità anche gli accessori.
E' vero, la memorizzazione manuale dei canali e la modifica dei canali memorizzati, tramite tastierino e menu sul display LCD, non è particolarmente semplice, anzi è parecchio ostica, ma a questo riesco a sopperire utilizzando il software di programmazione da PC via USB, che è piuttosto efficace anche se un pò spartano.
L'altro problema significativo che ho incontrato è che le batterie - se inserite nell'apparecchio - tendono a scaricarsi anche quando il ricetrasmettitore viene tenuto spento. Anche qui, esiste una soluzione semplice che è quelle di rimuovere il pacco batterie quando si pensa di lasciare il KG-UV2D inutilizzato per un tempo abbastanza lungo.
Il modello KG-UV2D è il secondo portatile Wouxun che acquisto, dopo che avevo smarrito il suo antenato KG-UVD1P per pura sbadataggine: caduto dal tetto dell'auto, dove lo avevo incautamente appoggiato prima di mettermi al volante e partire. Spero che questo secondo esemplare rimanga con me molto più a lungo del primo.
Qui di seguito il link ad una review della prestigiosa rivista QST dell'ARRL:
Wouxun QST review



WWSU, un ottimo logger per NDB

In questo post vorrei parlare di WWSU, un ottimo programma per il logging degli NDB (Non-Directional Beacon) che avremo ascoltato con il nostro ricevitore sintonizzato sulla banda della onde lunghe.
WWSU è prodotto e distribuito da Alex Wiecek, VE3GOP, tramite il suo sito web personale, Alex's Longwave Page. Il programma attualmente è arrivato alla versione 6.4.0.1. Personalmente lo eseguo su PC con sistema operativo Windows 8.1 Pro, ma ritengo che non dovrebbe presentare problemi di compatibilità con versioni di Windows precedenti. Il download e l'utilizzo del programma è gratuito fino al raggiungimento di una certa dimensione del log. Raggiunto tale limite, per continuare ad utilizzare WWSU è richiesta la registrazione, che si perfeziona versando ad Alex una cifra abbastanza contenuta (pari a 20 USD), anche mediante Paypal.

All'avvio il programma presenta una suggestiva schermata mentre esegue le varie inizializzazioni (ad esempio la connessione con il server di update), che durano comunque pochi secondi.


Quindi viene mostrata la finestra principale del programma, che appare come qui sotto illustrato:


Esamineremo qui alcune delle funzioni principali (quelle che ho conosciuto un pò meglio attraverso l'utilizzo del programma). La descrizione, abbastanza completa e dettagliata, di tutte le funzioni è comunque accessibile attraverso l'help, di cui riporto sotto la schermata iniziale:


Tornando alla finestra principale, la prima opzione di menu in alto a sinistra è Preferences. Questa opzione consente di definire le proprie preferenze, tra le quali: le informazioni relative alla propria stazione di ascolto, che saranno poi inserite anche nei report; il livello di dettaglio nel disegno delle mappe; altre opzioni come ad esempio l'unità di misura da usare per le distanze.

Tramite la finestra Preferences è anche possibile definire più di una Listening Location (ciascuna con le proprie informazioni associate), per consentire di mantenere tra loro separati i log relativi ad ascolti fatti in località e/o in condizioni operative diverse.


Torniamo alla finestra principale del programma. Inserendo le lettere di un identificatore nella piccola textbox che ha accanto il pushbutton con il simbolo "?" e cliccando con il mouse sopra lo stesso pushbutton, il programma mostrerà una lista di tutti gli NDB che hanno quell'identificatore, come nell'esempio qui sotto.
E' anche possibile inserire caratteri speciali (wildcard), per eseguire ricerche solo su una parte dell'identificatore. Ad esempio '??R' selezionerebbe tutti gli ID di tre lettere di cui l'ultima è una 'R'.


I nomi mostrati in verde sono quelli già presenti nel nostro log di stazione, quelli in rosso sono relativi a NDB non più attivi. Facciamo un doppio click sul nome che corrisponde all'NDB che ci interessa - per esempio MAR-416 kHz - e la finestra ci mostrerà tutti i dettagli di questo NDB, così come riportati nel database di WWSU, inclusa la simbologia dell'ID espresso in codice morse:


A questo punto, cliccando sul pulsante Edit potremo modificare alcune delle informazioni relative all'NDB, aggiornandole quindi nel database di WWSU (da non confondere con il nostro log di stazione!).
Oppure potremo cliccare sul pulsante Google Maps per vedere la localizzazione dell'NDB nella tipica immagine satellitare:

:
Oppure ancora potremo cliccare sul pulsante Show Station On Map, sul lato destro della finestra principale del programma, per ottenere una rappresentazione grafica della posizione di un NDB (in questo caso SAL-274 kHz) rispetto alla nostra stazione:


Anche il pulsante Add / Edit / Delete (sempre sul lato destro della finestra principale del programma) consente di modificare i dati dell'NDB nel database (o anche di aggiungere o cancellare un NDB). E' possibile intervenite su tutti i campi che descrivono un NDB nel database (non solo su alcuni, come con il pulsante Edit citato precedentemente).

I pulsanti che si trovano sotto (ovvero i pulsanti Log It e QLog) consentono entrambi di aggiungere nel nostro log di stazione (da non confondere con il database degli NDB di WWSU!) un nuovo record relarivo alla nuova ricezione del particolare NDB mostrato sulla finestra principale del programma. In particolare, usando Log It sarà possibile aggiungere al log l'informazione sull'intensità del segnale ricevuto (in unità S da 0 a 5) e commenti sulla ricezione.


Usando QLog invece la nostra nuova ricezione del NDB verrà registrata nel log senza informazioni aggiuntive.

Naturalmente il log manterrà traccia di tutte le ricezioni di un dato NDB, che avremo registrato nel log medesimo. Mediante il pulsante View Log della finestra principale sarà possibile esaminarle tutte, oltre a poter eseguire modifiche sul log.


Sotto il pulsante View Log troviamo il pulsante View Session. Questo pulsante consente di visualizzare i NDB messi a log nell'ambito della sessione corrente. E' anche possibile generare un report relativo alla sessione.
Questi report sono molto utili per inviare i log - ben fatti ed ordinati - al gruppo ndblist di yahoo.com, di modo che venga aggiornato anche il nostro log personale nel database REU.


Il concetto di sessione forse non è chiarissimo, ma possiamo considerarlo come un intervallo di tempo, di durata a piacere, che termina quando si cancella la sessione corrente (e automaticamente, con la stessa operazione, se ne inizia una nuova). Cancellare una sessione non vuol dire cancellare la corrispondente parte del log.
La cancellazione della sessione è possibile mediante l'opzione Log Utilities del menu Log Functions, nella menu bar in alto nella finestra principale del programma.


La finestra Log Utilities mostra la lista di tutti i nostri log gestiti da WWSU, eventualmente relativi ad ascolti fatti da località diverse. Cliccando con il mouse sul pulsante Clear Logs (in basso nella finestra) ci verrà data la possibilità di selezionare e cancellare singolarmente i diversi log e/o le session correnti.
Come detto sopra, cancellare una sessione non ha alcun effetto sul log a cui è associata. In pratica equivale semplicemente a resettare la sessione stessa.

Concludo questa panoramica mostrando la schermata che consente di configurare e generare diversi tipi di report partendo dai log gestiti dal programma. La funzione da selezionare corrisponde all'opzione Listening Reports del menu Log Functions e credo che si commenti da sola, dato il numero di parametri su cui consente di agire per ottimizzare l'aspetto del report:


Sperando di non avervi troppo annoiato, chiudo questo lungo post invitandovi - se siete come me appassionati cacciatori di NDB - a valutare l'utilizzo di WWSU come vostro programma di log.



domenica 24 agosto 2014

Il fascino discreto delle vecchie riviste

Molti di noi conosceranno già il sito web Introni.it nella sua sezione dedicata alle vecchie riviste di elettronica. La raccolta contiene, digitalizzate in formato PDF, moltissime riviste degli anni d'oro dell'hobby della sperimentazione e dell'autocostruzione, in particolare gli anni '50 e '60 del secolo scorso.
Una fotografia, ancora nitida seppur dai colori leggermente sbiaditi, dell'epoca della massima fiducia nel progresso; anni in cui le copertine illustrate di quelle riviste ci mostravano spesso giovani professionisti o tranquilli impiegati che, giunti a casa dopo il lavoro, trovavamo intenti ad operare su piccoli o grandi apparecchi, con l'aria di chi sa benissimo quello che fa e comunque lo fa con serietà e passione.
Talvolta una bella ragazza - forse una moglie felice - occhieggiava alle spalle e sembrava di poterle leggere, nello sguardo ammirato, la serenità di chi vede davanti a sè un futuro senza incognite.
All'interno di queste riviste, moltissimi progetti, semplici o complessi, a tubi o a transistor, che qualcuno di noi avrà forse realizzato in gioventù; progetti che potrebbero regalare ancora qualche divertimento condito da un pò di nostalgia, se ripresi in mano ai giorni nostri, sempre che si riescano ancora a reperire i materiali adatti.
Mille grazie a tutti coloro che, tramite il sito Introni.it, ci danno la possibilità di compiere questi innocui e piacevoli viaggi nel tempo...



NDBfinder, un software da provare?

NDBfinder (https://www.coaa.co.uk/ndbfinder.htm) viene descritto come un software per PC, in grado di aumentare le probabilità di riconoscere gli identificatori di NDB (Non-Directional Beacon) che altrimenti risulterebbero impossibili da riconoscere mediante il semplice ascolto. Il programma utilizza la scheda audio (a cui deve essere inviato il segnale audio in uscita dal ricevitore) e le capacità di elaborazione del PC, unite ad una caratteristica tipica degli NDB, che è quella di trasmettere gli identificatori con continuità e con una tempistica regolare. Sfruttando questa caratteristica, il programma per così dire "sovrappone" tra loro un numero elevato di ricezioni dell'identificatore, in questo modo facendolo progressivamente "emergere" dal rumore ed arrivando addirittura ad un'identificazione automatica, come nel caso di ONC nell'immagine qui sotto:



Il sito del produttore naturalmente offre spiegazioni tecniche più dettagliate e complete di questa mia grossolana descrizione, oltre ad elencare tutte le altre numerose funzioni accessorie.
A questo link è anche disponibile un documento che spiega in modo semplice il possibile utilizzo del programma:

How to use NDBFinder

Le recensioni trovate in rete sembrano positive. Unico "difetto" è che il programma non è freeware. La licenza di prova dura 21 giorni, dopodichè è necessaria la registrazione, che costa 25 euro + IVA. Nel caso però in cui il programma avesse dimostrato di essere efficace, potrebbe valerne la pena.




La "easyloop", un'ottima antenna per le VLF

Mi fa piacere ricordare questo semplice progetto, dovuto a Marco Bruno IK1ODO e Renato Romero IK1QFK, che mi ha dato anni fa grosse soddisfazioni nelle mie prime (e limitate) esperienze in VLF, direi a dispetto delle difficili condizioni operative in cui si svolsero.
Il progetto è quello pubblicato al link qui sotto, sul noto sito di Renato Romero dedicato alle VLF. L'unica modifica significativa che apportai fu la sostituzione dell'amplificatore OP27 con un dispositivo pin-to-pin compatibile, il LT1028A della Linear Technology.


L'antenna (sarebbe meglio parlare di captatore delle variazioni del campo magnetico) veniva da me utilizzata semplicemente appoggiandola sul pavimento del balcone di casa, al quinto piano di un palazzo della periferia urbana di Livorno, con vista aperta verso mare, ma anche verso una trafficatissima arteria stradale, un tratto di ferrovia, elettrodotti, insediamenti artigianali e naturalmente verso i palazzi e gli appartamenti vicini, con le loro lavatrici, lavastoviglie, televisori ed ogni altra diavoleria in grado di emettere disturbi che potevano facilmente essere captati dalla mia antenna.
Con questa situazione, la ricezione di qualcosa al di sotto degli 8-9 kHz era assolutamente impossibile. Questo spettrogramma prodotto da Spectrum Lab penso sia più eloquente di molte parole:




Ma al di sopra degli 8 kHz... qualcosa di interessate si poteva fare.
Nella immagine sopra si evidenziano le trasmissioni di alcune stazioni militari, tutte con segnali piuttosto forti, tra cui le stazioni del sistema di radionavigazione russo cosiddetto alfa. La maggior parte di queste stazioni emettono segnali del tutto indecifrabili (come è normale che sia), per cui l'interesse per queste trasmissioni decresce abbastanza rapidamente. Ma per fortuna in VLF non esistono solo le stazioni militari.

Nel periodo delle mie prime esperienze in VLF, stavano iniziando anche gli esperimenti di trasmissione amatoriale, da parte di Stefan Schäfer DK7FC e di altri sperimentatori, in quella che fu anche definita come dreamers band, diciamo intorno ai 9 kHz.
Un ottimo sito sull'attività in dreamers band è questo di cui riporto il link qui sotto:
Sub 9kHz Amateur Radio
Con molta ammirazione e curiosità cominciai a seguire quegli esperimenti, a configurare Spectrum Lab nella maniera migliore possibile (per me) per riuscire a migliorare le mie condizioni di ricezione, e a partecipare alle prove che di volta in volta venivano annunciate via web da Stefan e dagli altri sperimentatori. E in una di queste finalmente riuscii a captare il segnale di Stefan, grazie alla mia piccola easyloop poggiata in terra sul balcone. Eccolo qua, a 8970 Hz, catturato sullo schermo di Spectrum Lab in due distinti momenti del 23 ottobre del 2010:


Un primo "momento magico", in realtà, per me e la mia easyloop, c'era già stato ed era stata la mia prima ricezione della storica stazione svedese di Grimeton, sulla frequenza di 17200 Hz, nota agli amatori con il suo callsign, cioè SAQ. Il sito della stazione, che è patrimonio dell'UNESCO, vi racconterà perchè sia così importante. Per noi radio-amatori, gli appuntamenti con le trasmissioni celebrative di SAQ, che si svolgono almeno due volte all'anno, sempre ad opera dello stesso, ormai canuto, conosciutissimo operatore (che è Lars Kalland, SM6NM), rappresentano un tributo di ammirazione, rispetto ed affetto per questa vecchia signora ancora attiva che è la stazione di Grimeton. Ecco qui sotto il segnale di SAQ regalatormi dalla easyloop il 24 Dicembre del 2009. Si legge chiaramente il messaggio di identificazione della stazione: VVV DE SAQ.


Con questo filmato preso su YouTube chiudo questo post un pò tecnico e molto nostalgico. Lunga vita a SAQ ed a tutte le stazioni e agli apparati che hanno fatto la storia della radio!


Il BBB-4, un ricevitore per VLF

Le emissioni radio nella gamma di frequenze nota come VLF (Very Low Frequencies) hanno affascinato e continueranno ad affascinare generazioni di sperimentatori e radio-appassionati. In base alla definizione ITU, dovremmo indicare con l'acronimo VLF solo la porzione di spettro elettromagnetico con frequenza compresa tra 3 e 30 kHz, ma nella pratica spesso si accomunano in questo termine un pò tutte le emissioni che si trovano al di sotto dei 100 kHz. Tra queste emissioni possiamo distinguere le vere e proprie trasmissioni di segnali, da parte di stazioni sia militari che di tipo utility (cioè che supportano servizi civili, privati o pubblici); e le emissioni di origine naturale, nella maggioranza dei casi originate da fenomeni di propagazione nella magnetosfera degli impulsi elettromagnetici generati dai fulmini o - specie alle latitudini polari - dal vento solare.
Le prime, sono abbastanza facilmente ricevibili nello spettro di frequenze al di sopra dei 9-10 kHz (con l'eccezione delle emissioni destinate ai sommergibili, che hanno frequenze inferiori a 100 Hz!).
Le seconde, invece, occupano all'incirca lo spettro compreso tra 0 e 10-11 kHz, a seconda del fenomeno naturale da cui sono originate. Le emissioni dovute ai fenomeni magnetosferici hanno energia concentrata nello spettro di frequenze intorno a pochi kHz e sono quindi udibili (ed anche affascinanti da udire) se fatte arrivare ad un amplificatore audio.
Per approfondire queste nozioni, niente di meglio del noto sito web del nostro Renato Romero, IK1QFK, ricco di articoli e progetti di antenne e ricevitori:

www.vlf.it, Radio waves below 22 kHz

Proprio da questo sito presi anni fa il progetto della mia prima "antenna" per la ricezione delle VLF, di cui parlerò in un altro post. Uso le virgolette perchè le lunghezze d'onda a queste frequenze sono tali che la realizzazione di qualsiasi captatore di onde elettromagnetiche di dimensioni comparabili (quale appunto dovrebbe essere un'antenna radio) sarebbe fuori dalla portata di un semplice sperimentatore.
A queste frequenze quindi si realizzano soprattutto quelli che potremmo chiamare "captatori" o "sensori" delle variazioni del campo elettrico oppure del campo magnetico. Nel primo caso, come avremo tipicamente un elemento metallico - spesso nella forma di uno stilo verticale - formante l'armatura di un condensatore rispetto alla terra, seguito quindi necessariamente da un amplificatore di tensione ad altissima impedenza di ingresso. Nel secondo caso, avremo un avvolgimento (bobina), seguito da un amplificatore di corrente a bassissima impedenza di ingresso.
Il ricevitore poi potrà essere completato da un amplificatore e/o da un registratore audio (quando le frequenze che interessano ricadono nella banda udibile) oppure - per spingersi anche ben al di sopra dei 10 kHz - da un PC dotato di scheda audio con adeguata frequenza di campionamento e gamma dinamica (dynamic tange), funzione del livello di rumore interno della scheda e del numero di bit per campione di cui è capace).
Un programma software come Spectrum Lab, di Wolfgang "Wolf" Büesher DL4YHF, permetterà poi la visualizzazione, la registrazione ed ogni sorta di elaborazione digitale del segnale campionato.

Il BBB-4, il ricevitore progettato da Steve McGreevy, ricade nella categoria dei captatori di campo elettrico. La descrizione di questa mia realizzazione, insieme con nuovi link ed informazioni, è disponibile sulle pagine del blog AIR-Radiorama di cui inserisco qui sotto il link:

Il BBB-4, ricevitore di campo elettrico




Antenna loop indoors a larga banda

Un progetto per un'antenna loop attiva a larga banda - soprattutto dedicata all'ascolto delle LF ed MF - realizzato partendo dal noto circuito di amplificatore differenziale di Des Kostryca, M0AYF. Ho presentato questa semplice realizzazione tempo addietro sulle seguenti pagine del blog AIR-Radiorama:

Antenna loop indoors wideband - Prima parte
Antenna loop indoors wideband - Seconda parte


Un preselettore per LF ed MF

La maggior parte dei radio-ricevitori economici di recente costruzione (ed anche molti ricevitori SDR) non montano al loro interno dei buoni filtri di preselezione (anzi spesso non ne hanno alcuno, se non un semplice filtro passa-basso). I filtri di preselezione sono filtri di banda (BPF, Band-Pass Filter), collocati nella catena di ricezione subito dopo l'ingresso antenna, il cui scopo è quello di far arrivare agli stadi successivi - siano essi amplificatori RF o direttamente il primo stadio di conversione del ricevitore - solo i segnali contenuti all'interno della banda che si intende ricevere, attenuando il più possibile tutti gli altri.
L'opportunità di tale filtraggio deriva in genere dalla necessità di salvaguardare gli stadi successivi dal rischio di saturazione dovuta ad eventuali segnali (al di fuori della banda desiderata) che potrebbero giungere in ingresso con un livello di potenza tale - si pensi ad esempio ad un trasmettitore FM o in onde medie situato a poca distanza - da far uscire gli stadi di ingresso del ricevitore dalla loro zona di linearità.
Il funzionamento degli stadi di ingresso in zona non-lineare (anche detta zona di compressione) darebbe fatalmente luogo ai famigerati (per chi si occupa di radio-ricezione) prodotti di intermodulazione tra le varie componenti del segnale stesso, ovvero tra i singoli segnali presenti all'interno della banda ricevuta. I prodotti di intermodulazione sono segnali spuri (originati dal battimento tra i segnali presenti nella banda di frequenza ricevuta in ingresso dal ricevitore), che possono ricadere all'interno della banda dei filtri degli stadi successivi (in un classico ricevitore supereterodina, si tratterà gli amplificatori a frequenza intermedia o IF), confondendosi e sovrapponendosi quindi con i segnali di cui sarebbe desiderata la ricezione.
Il rischio di IMD (intermodulation distortion) è tanto maggiore quanto minore risulta essere il cosiddetto dynamic range degli stadi di ingresso del ricevitore sotto esame. Nei ricevitori di elevata qualità, siano essi analogici o SDR, il dynamic range è in genere sufficientemente elevato da non richiedere - salvo in casi eccezionali - l'aggiunta di filtri di preselezione esterni.
Senza entrare qui in una trattazione troppo complessa per i limiti di questo spazio, rimando alle numerose risorse disponibili sul web per tutti gli approfondimenti necessari sul concetto di dynamic range dei ricevitori radio, sui parametri che lo descrivono numericamente e sulle tecniche di misurazione di tali parametri. Suggerisco ad esempio i documenti seguenti, che ampliano il discorso e lo inseriscono in un quadro più ampio e senza dubbio tecnicamente più corretto:


Da quanto sopra sommariamente esposto (spero senza cadere in errori troppo grossi) risulta evidente quale possa essere il ruolo di un preselettore esterno per quei ricevitori che non sono dotati di adeguati filtri di preselezione interni. Il preselettore attenuerà il più possibile tutti i segnali che si trovano al di fuori della banda che si desidera ricevere, con ciò riducendo il rischio che gli stadi di ingresso del ricevitore possano finire in condizione di saturazione.
Quando invece si vogliano sopprimere i segnali indesiderati che si trovano al di sopra di una certa frequenza, oppure al di sotto, oppure tra due frequenze note, si potrà ricorrere a filtri passa.basso, passa-alto o notch. Tipico è il caso del filtro notch impiegato per sopprimere i forti segnali delle emittenti commerciali FM compresi tra 88 e 108 MHz.
Naturalmente la condizione di saturazione potrà anche essere causata da segnali che si trovano all'interno della banda desiderata. Un attenuatore variabile in questo caso potrà essere di qualche aiuto, con l'avvertenza che potrebbe attenuare i segnali di piccola intensità, presenti nella banda desiderata, tanto da farli sparire al di sotto della soglia di rumore del ricevitore.

Concludo questo post presentando è la realizzazione di un semplice preselettore per MF ed LF, con regolazione della frequenza centrale del filtro, che ha suo tempo ho descritto sulle pagine del blog AIR-Radiorama.

Semplice preselettore per LF ed MF - Prima parte



venerdì 22 agosto 2014

Un messaggio dell'imperatore

Il celebre racconto di Franz Kafka (che lessi per la prima volta all'interno di una raccolta di novelle brevi, tra cui La metamorfosi) illustra magistralmente uno dei temi centrali dell'opera dello scrittore austro-ungarico, quello della solitudine del comune cittadino, ancorchè pefettamente ligio nell'osservanza di tutte leggi e convenzioni sociali, rispetto ad un potere che appare lontano, imperscrutabile, monolitico, ottuso.
Argomento che costituisce la struttura portante anche de Il processo. Nel famoso romanzo, l'impiegato Josef K. (sorta di tragico antesignano - su ben altri livelli letterari, si intende - dell'Ugo Fantozzi del nostro Paolo Villaggio) rimane vittima della sua stessa incapacità di ribellarsi all'assurda farsa di un processo che terminerà con l'esecuzione sbrigativa - mi viene da dire burocratica - di una condanna a morte altrettanto assurda.
Di tale processo sfugge ogni motivazione; ma anzichè opporsi, Josef K. non riuscirà a liberarsi dalla convinzione - e dalla speranza - che una qualche motivazione in realtà ci sia; e fino all'ultimo continuerà a sperare di ottenere una risposta, da un tribunale tanto sgangherato quanto privo di ogni umanità.
Come ne La metamorfosi, il senso di colpa prevale sulla libertà personale, la schiaccia completamente e la ottunde: "Come un cane!", disse, e fu come se la vergogna dovesse sopravvivergli. Sono queste le ultime parole e l'ultimo pensiero di Josef K., mentre la vita lo sta lasciando.
Nel Un messaggio dell'imperatore invece prevale il senso dell'attesa; l'attesa di una ragione per vivere, di un significato con cui riempire un'esistenza; esistenza che Franz Kafka terminerà tristemente, il 3 giugno del 1924, all'età di soli 41 anni.

L’imperatore – così si racconta – ha inviato a te, a un singolo, a un misero suddito, minima ombra sperduta nella più lontana delle lontananze dal sole imperiale, proprio a te l’imperatore ha inviato un messaggio dal suo letto di morte. Ha fatto inginocchiare il messaggero al letto, sussurrandogli il messaggio all’orecchio; e gli premeva tanto che se l’è fatto ripetere all’orecchio. Con un cenno del capo ha confermato l’esattezza di quel che gli veniva detto. E dinanzi a tutti coloro che assistevano alla sua morte (tutte le pareti che lo impediscono vengono abbattute e sugli scaloni che si levano alti ed ampi son disposti in cerchio i grandi del regno) dinanzi a tutti loro ha congedato il messaggero. Questi s’è messo subito in moto; è un uomo robusto, instancabile; manovrando or con l’uno or con l’altro braccio si fa strada nella folla; se lo si ostacola, accenna al petto su cui è segnato il sole, e procede così più facilmente di chiunque altro. Ma la folla è così enorme; e le sue dimore non hanno fine. Se avesse via libera, all’aperto, come volerebbe! e presto ascolteresti i magnifici colpi della sua mano alla tua porta. Ma invece come si stanca inutilmente! ancora cerca di farsi strada nelle stanze del palazzo più interno; non riuscirà mai a superarle; e anche se gli riuscisse non si sarebbe a nulla; dovrebbe aprirsi un varco scendendo tutte le scale; e anche se gli riuscisse, non si sarebbe a nulla: c’è ancora da attraversare tutti i cortili; e dietro a loro il secondo palazzo e così via per millenni; e anche se riuscisse a precipitarsi fuori dell’ultima porta – ma questo mai e poi mai potrà avvenire – c’è tutta la città imperiale davanti a lui, il centro del mondo, ripieno di tutti i suoi rifiuti. Nessuno riesce a passare di lì e tanto meno col messaggio di un morto. Ma tu stai alla finestra e ne sogni, quando giunge la sera.

Franz Kafka, Un messaggio dell'imperatore (da La metamorfosi e altri racconti, Mondadori)


Immagine dal film La città proibita, di Zhang Yimou


mercoledì 20 agosto 2014

Antenna loop da tavolo in ferrite per LF

Ho già raccontato in un precedente post della mia passione per la caccia agli NDB, specialmente se effettuata con mezzi il più possibile minimali. In molte occasioni, il setup che utilizzavo era composto da un semplice ricevitore portatile, sintonizzato sulle onde lunghe in modalità SSB con BFO, da comode cuffie e da carta e penna per le annotazioni.
Il tavolo di cucina, quando la casa diventava silenziosa nelle notti invernali, diventava il mio banco di lavoro ed era comodo appoggiarvi l'antenna loop su ferrite oggetto di questo post.
Era sufficiente avvicinarvi la radio, con la sua ferrite interna, per ottenere un accoppiamento induttivo che migliorava grandemente sia la sensibilità che la selettività dell'insieme, grazie all'ottimo fattore Q della ferrite esterna.
I dettagli di questa realizzazione sono stati pubblicati sul blog AIR-Radiorama, al link riportato qui sotto:

Antenna in ferrite per LF

Come nel caso di una filare random, anche un'antenna loop come quella descritta è elettricamente molto piccola rispetto alle lunghezze d'onda in gioco in MF ed LF. Rispetto alla filare ha il vantaggio - se costruita bene e con materiali di qualità - di essere assai selettiva, il che riduce in modo significativo sia la potenza di rumore in ingresso, sia il rischio di overloading degli stadi di ingresso del ricevitore da parte di segnali fuori banda. Inoltre è direttiva, il che aiuta nel cercare di attenuare i disturbi da sorgenti vicine, isolare segnali adiacenti, ecc.. Se usata insieme ad un comune ricevitore portatile, non necessita di collegamento elettrico alla radio, essendo sufficiente avvicinarla all'antenna in ferrite interna del ricevitore. Ha lo svantaggio di dover essere sintonizzata spesso, quando si spazzolano le frequenze con il ricevitore. Da qui la necessità di tenerla vicino alla radio, a meno di non studiare qualche meccanismo (meccanico o a varicap) di sintonia remota.

Un choke balun 1:1 per QRP

L'abbreviazione QRP (mutuata dal codice Q utilizzato nell'ambito delle telecomunicazioni) assume solitamente il significato, in ambito radioamatoriale, di trasmettitore con potenza d'uscita limitata a 5W (in caso di emissione CW) o 10W (in caso di emissione SSB), anche se questi limiti non sono definiti formalmente in alcun documento di validità universale.
Per le limitate potenze in gioco, la realizzazione di un choke balun 1:1 per trasmettitori QRP costituisce un piccolo progetto di autocostruzione alla portata di tutti. Quello che si otterrà alla fine sarà un dispositivo semplice, ma molto utile, per contenere gli effetti di alcuni problemi tipici dei sistemi di antenna sbilanciati (ovvero, nei casi reali, di quasi tutti i nostri sistemi di antenna).
La descrizione della mia realizzazione di questo dispositivo è stata pubblicata sul blog AIR-Radiorama al link seguente:

Choke balun 1:1 QRP


Fabrizio De Andrè

Stamani mi è venuta in mente per caso una vecchia canzone di Fabrizio De Andrè. Le parole mi sono sembrate adatte a questo mio blog, sospeso un pò a metà tra razionalità ed esoterismo. Le voglio quindi ricordare qui e con esse ricordare il nostro Faber, che ci manca tanto.

Da chimico un giorno
avevo il potere
di sposar gli elementi
e farli reagire,
ma gli uomini mai
mi riuscì di capire
perchè si combinassero
attraverso l'amore
affidando ad un gioco
la gioia e il dolore.

[Fabrizio De Andrè, Un chimico, da Non al denaro, non all'amore, nè al cielo, 1971]


Il mio PM-SDR "a scatola chiusa"

Il PM-SDR, progettato e prodotto da Martin Pernter IW3AUT, è stato il secondo front-end SDR della mia carriera di radio-appassionato, dopo il minuscolo Softrock RX Lite II monobanda (per la banda dei 40 metri) che tanto mi aveva sorpreso per le sue prestazioni, svelandomi il magico mondo della radio basata sull'elaborazione software dei segnali convertiti in digitale (appunto SDR, Software Defined Radio).
Come il Softrock, anche il PM-SDR adotta un'architettura basata sul cosiddetto Quadrature Sampling Detector (QSD), spesso indicato anche come mixer di Tayloe (da Dan Tayloe che ne è l'inventore).
I front-end SDR di questo tipo solitamente non producono direttamente segnali convertiti in digitale. Sono piuttosto equivalenti a ricevitori a conversione diretta, anche detta "zero IF conversion" in quanto produce un segnale, con larghezza di banda determinata dalle caratteristiche del mixer, il cui spettro di frequenza è una copia della porzione di spettro RF ricevuto in ingresso (centrata sulla frequenza dell'oscillatore locale del mixer), ma traslato a frequenza zero dall'operazione di conversione (principio della supereterodina).
Rispetto ad un normale ricevitore a conversione diretta, un mixer QSD produce in realtà due segnali a valle della conversione di frequenza, tra loro identici ma sfasati di 90 gradi nel dominio del tempo (ovvero, "in quadratura"). Questi due segnali sono indicati solitamente come I e Q e sono questi segnali che - dopo un opportuno condizionamento, ovvero amplificazione e filtraggio - devono essere convertiti in digitale per poter poi essere elaborati (demodulati, filtrati, visualizzati, registrati, ecc.) dalla parte software del sistema SDR.
La tecnologia dei personal computer ci viene qui in aiuto, in quanto per convertire in digitale una coppia di segnali, con spettro di frequenza centrato sullo zero, abbiamo a disposizione le funzioni offerte dalle schede audio stereo dei nostri PC, disponibili sia per bus PCI che con connessione USB, tra cui diversi modelli che offrono funzioni di ADC (analog-to-digital conversion) a 24 bit/campione e con frequenza di campionamento di 192 kHz, che vuol dire poter processare mediante il software quasi 192 kHz di banda ricevuta (centrata attorno alla frequenza dell'oscillatore locale del mixer QSD), con un range dinamico di tutto rispetto.
Dopo questa lunga premessa, sicuramente piena di imprecisioni e di lacune (che spero potrete colmare accedendo alla ormai vastissima letteratura accessibile via Internet), riprendo il filo principale del mio discorso. Dunque, dopo aver soppesato i pro e contro e i costi delle diverse opzioni a mia disposizione, decisi di acquistare il PM-SDR di Martin Pernter (e non me ne sono ancora pentito). Più in là l'ho anche completato con la sua scheda preselettore a sintonia automatica, che ne ha migliorato ulteriormente le prestazioni.
Nel corso degli anni, il PM-SDR rimase poi stabilmente il mio ricevitore d'elezione. Le cose cambiarono quando - per liberare spazio sulla scrivania - decisi di sostituire il mio PC mini-tower con un più piccolo ed agile PC portatile, la cui scheda audio integrata ahimè non era all'altezza del ricevitore.
La scelta per una scheda esterna USB di adeguate prestazioni cadde sul noto modello E-MU 0202 di Creative Labs. Ottima scheda, ma un tantinello esosa in termini di corrente prelevata dalla presa USB del povero PC. Ecco quindi fare la sua comparsa un piccolo hub USB alimentato esternamente da un alimentatore lineare da 5V (gli alimentatori switching "da muro" sono terribilmente rumorosi, specialmente in LF).
Siccome l'appetito vien mangiando, perchè non aggiungere un filtro che isolasse galvanicamente il PM-SDR dal PC per quanto riguarda le linee di segnale e di alimentazione provenienti dalla porta USB? Un piccolo kit basato sul dispositivo ADum4160 della Analog Devices permise in effetti una riduzione del rumore captato dal ricevitore, ma a sua volta richiese l'aggiunta di un altro piccolo alimentatore lineare da 5V per fornire al PM-SDR - via USB - un'alimentazione che fosse indipendente dal PC.
Per farla breve (si fa per dire), ormai l'insieme PM-SDR, E-MU 0202, alimentatori, accessori, cavi e cavetti era diventato sì efficiente, ma difficile da gestire e brutto da vedere sulla mia scrivania.
Fu a questo punto che mi venne l'idea di racchiudere il tutto in un'unica scatola metallica, che permettesse le connessioni strettamente necessarie, ovvero una presa USB verso il PC, una presa BNC per l'antenna e una presa 220V per l'alimentazione. Tutte le altre connessioni e cablaggi tra i diversi componenti del sistema sarebbero rimaste nascoste (e protette) all'interno della scatola.
La realizzazione di quell'idea è appunto quanto ho descritto in questi due post, pubblicati qualche tempo fa sul blog AIR-Radiorama:

PM-SDR a scatola chiusa - Prima parte

PM-SDR a scatola chiusa - Conclusione


Ricevitore SDR AFEDRI SDRNet 3.0

Il ricevitore AFEDRI SDRNet 3.0 è in questo momento lo strumento migliore di cui dispongo per la mia attività di radioascolto preferita, ovvero la caccia agli NDB in LF (oggetto di un mio precedente post, a cui rimando chi abbia voglia di leggerlo).
Si tratta di un front-end per SDR (Software Defined Radio) del tipo a campionamento diretto (DDC ovvero Digital Down Conversion), molto compatto e dall'ottimo rapporto prestazioni/prezzo.
Su questo ricevitore SDR scrissi a suo tempo una breve review in due post pubblicati sul blog AIR-Radiorama:

AFEDRI SDRNet prime impressioni

AFEDRI SDRNet qualche altro dettaglio

Successivamente, ho compiuto sul ricevitore una piccola modifica hardware, consistente nel sostituire il trasformatore RF all'ingresso antenna (tipo Minicircuits T4-1) con un Minicircuits tipo T4-6T che ha la piedinatura perfettamente compatibile, ma offre una banda passante maggiormente spostata verso le VLF.

Prossimamente, con l'arrivo dell'inverno (stagione principe per il radioascolto in LF) avrò modo di verificare il comportamento del ricevitore in unione con un'antenna Wellbrook ALA100. Vi farò sapere con quali risultati.

Beacon multimodo QRP in kit

Un altro kit dal rapporto sorprendentemente buono tra qualità e funzioni rispetto al prezzo. Si tratta del kit Ultimate2 (adesso sostituito dal più aggiornato Ultimate3) di Hans Summers G0UPL, su cui scrissi questo mio post qualche tempo fa per il blog AIR-Radiorama:

Hans Summer's Ultimate2 QRP beacon kit

Rispetto a quanto descritto nel post e nei relativi commenti, ho recentemente sostituito il modulo GPS con uno fornito dallo stesso Hans Summers, ed aggiornato il firmware del chip ATmega168 con la versione 2.07, che è l'ultima rilasciata per la versione Ultimate2 del kit.
Questa versione implementa un algoritmo cosiddetto Huff-Puff per la stabilizzazione della frequenza di trasmissione, anche quando la sorgente di timing (cioè il segnale 1PPS, one pulse per second, dal modulo GPS) non è perfettamente stabile.
Infine ho acquistato e montato il piccolo kit per costruire il filtro passa-basso per operare con l'Ultimate2 nella banda dei 20m (prima avevo solo il LPF per i 10m), contando con questo di poter effettuare test anche in inverno, con qualche vantaggio dal punto di vista della propagazione.

Per maggiori dettagli:
http://www.hanssummers.com/ultimate2
http://www.hanssummers.com/ultimategps
http://www.hanssummers.com/huffpuff
http://www.hanssummers.com/lpfkit.html



martedì 19 agosto 2014

Il kit analizzatore di antenna di VK5JST

Un ottimo alleato per ogni radioamatore, utile in molte occasioni sia nel suo impiego principale (per misure di impedenza in sistemi di antenna), sia ad esempio come generatore RF di piccola potenza nella gamma da circa 1.3 MHz a circa 31 MHz.
Qui sotto riporto il link al post che scrissi a suo tempo a proposito del kit analizzatore di antenna di VK5JST, per il blog AIR-Radiorama:

Kit analizzatore di antenna di VK5JST

Joseph Conrad e il mio rispetto per il latino

Chi abbia letto il titolo di questo post si chiederà cosa possa avere a che fare Joseph Conrad con il rispetto che provo per la lingua latina (rispetto solo istintivo, perchè la conosco appena) e per l'eredità - ormai da tempo sperperata - che ci fu lasciata da coloro che fecero risuonare le parole di quella lingua anche molto, molto lontano da Roma.
Il legame, invece, per me esiste e fu creato dalla lettura delle splendide prime pagine del celeberrimo racconto di Conrad noto come "Cuore di tenebra" da cui - come forse molti sanno - trasse ispirazione anche Francis Ford Coppola per il suo film "Apocalypse now".
Leggiamo insieme il bellissimo incipit, una descrizione magistrale degna di un pittore impressionista, tutta luce e macchie di colore:

"La Nellie ruotò sull'ancora senza far oscillare le vele, e restò immobile. La marea si era alzata, il vento era quasi caduto e, dovendo ridiscendere il fiume, non ci restava che ormeggiare aspettando il riflusso.
L'estuario del Tamigi si apriva davanti a noi, simile all'imbocco di un interminabile viale. Al largo, il cielo e il mare si univano confondendosi e, nello spazio luminoso, le vele color ruggine delle chiatte che risalivano il fiume lasciandosi trasportare dalla marea, sembravano ferme in rossi sciami di tela tesa tra il luccichio di aste verniciate".
[Joseph Conrad, Cuore di tenebra, traduzione di Luisa Saraval, Garzanti, 1990]

E adesso il brano che mi rimase nel cuore e che mi trasmise un grandissimo rispetto - che tuttora conservo - per l'opera dei nostri lontanissimi antenati, per il loro coraggio, per il senso della disciplina e per la lingua che con la sua solennità ed il rigore della sua grammatica in qualche modo racchiuse in sè tutto questo:

"Stavo pensando a quei tempi lontani, a quando i Romani vennero qui per laprima volta, millenovecento anni fa. L'altro ieri... È uscita la luce da questo fiume, da allora... I Cavalieri, dite? Già; ma è come una vampata che corre nella pianura, come un lampo fra le nuvole. Noi viviamo in quel guizzo, che possa durare finché questa vecchia terra continua a girare! Ma ieri, qui, c'erano le tenebre. Vi immaginate lo stato d'animo del capitano di una bella - com'è che si chiama? ah sì - trireme del Mediterraneo, che riceve bruscamente l'ordine di portarsi al nord, attraversare in gran fretta la terra dei Galli, prendere il comando di una di quelle imbarcazioni che i legionari - altra manica di uomini in gamba - costruivano a centinaia, in un mese o due, se si deve credere aquello che si legge. Immaginatevelo qui, in capo al mondo, un mare color del piombo, un cielo color del fumo, una nave non più rigida di una fisarmonica, a risalire questo fiume con delle provviste, degli ordini, o chissà cosa d'altro. Banchi di sabbia, paludi, foreste, selvaggi, ben poco da mangiare per un uomo civilizzato e da bere, solo l'acqua del Tamigi. Niente Falerno qui, niente scali a terra. Qua e là un campo militare sperduto nella landa selvaggia, come un ago in un pagliaio - il freddo, la nebbia, le tempeste, le malattie, l'esilio e la morte - la morte in agguato nell'aria, nell'acqua, nella boscaglia. Dovevano morire come mosche qui. Eppure lui se l'è cavata. E bene anche, indubbiamente, e senza neanche pensarci troppo, se non dopo, forse, per vantarsi di tutto quello che aveva dovuto sopportare. Sì, erano uomini quanto basta per poter guardare le tenebre in faccia."

Proprio come ci sentiamo noi oggi, non è così?



Una vecchia passione: i rebus

Vi ho già accennato alla mia inclinazione mentale per i piccoli enigmi e per ciò che in qualche modo appare sfuggente, multiforme, persino contraddittorio. I rebus, questo genere molto tradizionale di gioco enigmistico, in qualche modo a mio avviso riassumono queste caratteristiche - per quanto in una forma leggera, come si confa appunto ad un gioco. Tra tutti i giochi enigmistici, sono sempre quelli che vado a cercare per primi, negli inserti estivi dei quotidiani o nelle riviste.
Sarà per il latino del nome (ah, il latino con la sua solennità, una conoscenza che mi piacerebbe avere); ma più probabilmente ad attirarmi è l'apparente assurdità delle composizioni grafiche, degne del miglior dadaismo:

(immagine tratta da https://www.aenigmatica.it)

A proposito, la soluzione del rebus illustrato qui sopra è ... facile.



Succo di limone (senza zucchero)

E' la sensazione che mi viene in mente ascoltando questo famossissimo brano del mitico John Coltrane... Enjoy top level saxophone playing.


mercoledì 13 agosto 2014

Piccoli misteri radio: le numbers station

Le cosiddette onde corte (short waves ovvero SW) rappresentano.un oceano pressochè sterminato per lo SWL (short wave listener, ossia colui che pratica l'hobby del radioascolto in onde corte). Generalmente si fanno coincidere con quelle che l'ITU definisce come HF (high frequencies), comprese tra 3 MHz e 30 MHz). Come in un oceano, vi si incontrano punti di riferimento ben noti, terre dai confini ben delineati, come possono essere i numerosi servizi di utilità (ad esempio meteofax, servizi di ausilio alla navigazione aerea, ecc.) e le stazioni broadcasting internazionali. Talvolta però emergono qua e là isolotti meno conosciuti e - come in ogni libro di avventura che si rispetti - per qualche verso misteriosi.
Rientrano probabilmente in questa casistica le trasmissioni delle cosiddette stazioni numeriche meglio note tra gli addetti come numbers station.
Cosa sono le numbers station? Wikipedia fornisce una buona descrizione, con cenni storici e dettagli tecnici, da cui mi limito ad estrarre questa definizione: "Con il termine di numbers station o number station si intendono stazioni radio in onde corte di origine sconosciuta. Generalmente le trasmissioni contengono una voce che legge sequenze di numeri, parole o lettere [...]".
Si ritiene ed è generalmente accettato che le numbers station svolgano un ruolo di comunicazione cifrata per i servizi d'informazione o ambasciate dei diversi governi, laddove evidentemente il contenuto dei messaggi debba rimanere segreto per tutti tranne che per l'emittente ed il destinatario delle informazioni in essi contenute.
Ci si chiederà allora come mai venga utilizzata, per trasmettere tali messaggi, una tecnologia così semplice e tutto sommato vecchia, come le onde radio. E come mai non si faccia apparentemente nulla per evitare che le trasmissioni possano essere intercettate, tant'è che possono tranquillamente essere ricevute con una normalissima radio portatile ad onde corte che ciascuno di noi può avere in casa (sicuramente l'avranno avuta i nostri genitori o i nostri nonni). La mia risposta alla prima domanda è che le onde radio non richiedono complesse infrastrutture per poter essere utilizzate. E' questo il motivo per cui rimangono tutt'ora un mezzo trasmissivo di fondamentale importanza per le comunicazioni a medio raggio, nelle emergenze ed in tutte quelle situazioni - come ad esempio nelle emergenze - in cui la rapidità e semplicità dell'installazione è fondamentale. Per mettere in piedi una numbers station potrebbe bastare un ricetrasmettitore del costo di poche migliaia di euro, un'antenna dalle dimensioni tutto sommato contenute e poco altro materiale, il che permetterebbe ad una ipotetica stazione anche di cambiare frequentemente la sua posizione geografica. L'utilizzo delle onde corte poi, per le caratteristiche della loro propagazione a mezzo di riflessione ionosferica, consentono di raggiungere potenzialmente grandi distanze anche con l'impiego di potenze relativamente modeste.
In fondo è il paradosso di questa tecnologia ormai più che centenaria; quello di conservare, al tempo di Internet e delle comunicazioni digitali, una notevolissima importanza strategica (di cui riparleremo a proposito delle stazioni in VLF, Very Low Frequencies), oltre ad un innegabile fascino, con angoli che ancora oggi conservano un alone di mistero.
Per quanto riguarda la seconda domanda (come mai apparentemente le numbers station non si curano di poter essere intercettate) ha secondo me una risposta simile alla prima, nel senso che paradossalmente proprio la semplicità di una radiodiffusione circolare (cioè non verso una singola direzione preferenziale) rappresenta un primo ostacolo per chi volesse cercare di identificare la sorgente ed il destinatario delle trasmissioni.
Nondimeno negli anni si è venuto formando un vero e proprio club di appassionati, dediti alla ricerca, alla classificazione e - possibilmente - all'identificazione di queste particolari stazioni. Sono di conseguenza nati anche numerosi siti web che si occupano in modo sistematico ed approfondito delle numbers station e tra questi voglio qui segnalare il famoso sito Enigma2000 (credo che ogni riferimento alla celeberrima macchina ENIGMA dei tedeschi nella seconda guerra mondiale sia puramente volontario).
Chiudo con un esempio di come possa "apparire" all'orecchio la trasmissione di una tipica numbers station. Quella che potete ascoltare in questo audioclip è la stazione nota come S6, detta anche The Russian Man, ascoltata il 11 Aprile 2013 alle ore 00.41 sulla frequenza di 5918 kHz mediante una normalissima radio portatile Tecsun PL-600.



martedì 12 agosto 2014

Il mio primo ricevitore a reazione

Ebbene sì, a 54 anni sono tornato adolescente ed ho voluto cimentarmi di nuovo nella costruzione di un semplice ricevitore a reazione. Lo stimolo decisivo è venuto dalla lettura di un post in uno dei tanti forum dedicati alla radio ed all'autocostruzione delle radio, in particolare quelle - dall'alone inconfondibilmente vintage - basate sui tubi termoionici, in italiano comunemente noti come valvole, per chi parla inglese tubes.
Questo post descriveva un progetto di ricevitore a reazione, basato sul circuito oscillatore di Hartley, costruito attorno a un pentodo 6AK5 (alias EF95) alimentato con solo 50V di tensione anodica. Guarda caso nel cassetto dei componenti dimenticati occhieggiava proprio una valvola inglese Mullard CV4010, una versione della 6AK5 smontata da un apparato militare.
Da qui sono partito per approfondire per quanto possibile il progetto e di grandissimo aiuto in questo mi sono stati gli amici del gruppo regenrx su yahoo.com (al quale mi ero nel frattempo iscritto). Strada facendo lo schema elettrico si è arricchito di un amplificatore RF a larga banda di tipo grounded-grid (talvolta abbreviato come GG), ancora basato su una valvola 6AK5. Si tratta di un semplicissimo circuito amplificatore a guadagno unitario, il cui scopo principale è quello di agire come buffer (separatore) tra l'antenna e lo stadio rivelatore Hartley. Questo fa sì che le caratteristiche dell'antenna, i suoi movimenti rispetto a terra o a masse metalliche (si pensi a un lungo filo esposto all'azione del vento), ecc. non abbiano influenza (o molto ridotta) sullo stadio rivelatore.
Per lo stadio amplificatore audio (AF ovvero audio frequency) ho optato per una soluzione economica riusando un doppio triodo 12AU7 (alias ECC82) che già avevo. Ovviamente una 12AU7 alimentata con 50V di tensione anodica non può rappresentare un'alternativa ad un pentodo come una EL84 o simile. La potenza audio che si riesce a estrarre è però sufficiente per un buon livello sonoro in una normale cuffia a bassa impedenza. Inoltre è sempre possibile collegare l'uscita audio ad un piccolo amplificatore esterno, ad esempio del tipo comunemente utilizzato per amplificare l'uscita audio di un PC.
Quindi, con un primo schema elettrico in mano (e tanti importanti consigli per la disposizione dei componenti, i cablaggi, gli accorgimenti meccanici ed elettrici) mi sono invischiato nel montaggio. Non si pensi che la costruzione di un semplice apparato a valvole sia più semplice che la costruzione di un equivalente apparato a transistor! Al contrario: a parte il lavoraccio meccanico per forare con un minimo di precisione il telaio in alluminio (comprato già piegato) e per montare i componenti ingombranti (come bobine e condensatori variabili) e gli ancoraggi per resistenze e condensatori; a parte questo, il fatto che i componenti siano tutto sommato voluminosi non aiuta proprio per niente. In breve tempo, la parte nascosta sotto il telaio si riempie di fili e di connessioni, specialmente intorno agli zoccoli delle valvole, e presto risulta difficile fare modifiche o aggiungere qualcosa senza bruciare con la punta del saldatore la guaina di qualche filo (oppure la pelle di qualche dito).
Le foto di questo breve video che ho pubblicato su Youtube descrivono le varie fasi della costruzione, dall'inizio fino (quasi) alla fine:
My first regen receiver - Photo album

Una volta ultimata la costruzione, ho cominciato a fare qualche test. Inutile dire che all'inizio non ne voleva sapere di funzionare ed è qui che il mitico gruppo regenrx mi è venuto di nuovo in aiuto. Prova dopo prova, modifica dopo modifica, qualcosa ha cominciato a funzionare e ad oggi i risultati ottenuti sono quelli documentati in questi due video:
Testing my first regen receiver - 1 of 2
Testing my first regen receiver - 2 of 2

Lo schema elettrico invece ad oggi è questo, come si vede è molto semplice e di facile lettura:



La copertura in frequenza è compresa tra circa 1300 kHz e circa 3700 kHz. In pratica la parte alta delle MW e le onde medio-corte. Alle nostre latitudini, l'inverno dovrebbe essere la stagione migliore per la ricezione a queste frequenze.
Naturalmente il lavoro non è ancora terminato. Sono in cantiere ancora alcune piccole modifiche (che non mancherò di documentare, in caso avessero esito positivo), poi la costruzione di un pannello frontale per schermare condensatori variabili e bobina e la costruzione di un piccolo alimentatore ad hoc per il ricevitore, in grado di fornire sia la tensione per i filamenti delle valvole che quella anodica.
Con l'arrivo dell'inverno, poi, conto di rendermi conto meglio delle prestazioni della radio. Ne parleremo ancora. Grazie per l'attenzione.

domenica 10 agosto 2014

I luoghi ricordano (un pensiero per Sant'Anna)

Il 12 Agosto saranno trascorsi 70 anni dalla strage di Sant'Anna di Stazzema. Io sono nato molti anni dopo, nel 1960, quando già la guerra cominciava ad essere un brutto ricordo. Ho saputo di Sant'Anna dai racconti dei miei, quando altrove in Italia non se ne parlava ancora. Le persone del mio paese raccontavano del fumo nero che saliva da dietro le colline che dalla cima si vede il mare, delle voci che si inseguivano nei ricci (si chiamavano così le stradine pavimentate di sassi difformi che si insinuavano tra le case). "Hanno bruciato Sant'Anna!", "Hanno bruciato Sant'Anna!". Quello che era successo non si poteva immaginare. Chi raccontava abbassava lo sguardo e scuoteva il capo: "Povera gente". Non c'era bisogno di andare oltre. Nessuna curiosità, nessun odio. Solo una profonda tristezza ed una preghiera senza parole. "Adesso sono nel vento" canterebbe Guccini. Io aggiungo che sono nella terra, nelle pietre, nelle foglie, nei tronchi e nell'odore del bosco che circonda Sant'Anna. I luoghi ricordano, i luoghi parlano. Da ragazzo c'erano due posti in alto sopra il mio paese, sul crinale da dove si potevano dominare due valli di solitaria e spoglia bellezza, con un profumo di erbe odorose che s'addensava nell'aria sotto il sole d'estate e il coro delle cicale indifferente al rumore dei miei passi. Ci andavo da solo, per avere paura. Non la paura che allontana, ma quella che ti invita a non avere paura, a lasciare che quella specie di elettricità che avverti intorno ti rassicuri e ti parli. E nel mio cuore, questo sentivo: "Questo trattenere il respiro, questa tensione sulla pelle, questa presenza che avverti alle spalle; siamo noi, tutti quelli che prima di te sono passati per questo sentiero, diretti alle cave di marmo - ed ancora era notte - e non sai quante volte e quanto era lunga la strada. Abbiamo lasciato in questo posto un pò delle nostre speranze, del nostro dolore, delle nostre risate e delle nostre bestemmie ed è questo che senti vibrare qui, sono frammenti delle nostre vite." Amavo ed amo quei posti fino all'ultimo sasso ed è ovvio che quello che ho appena scritto erano fantasie da innamorato. Mi piace però pensare che davvero i luoghi conservino memoria delle vite di chi li ha vissuti e che così sia anche per Sant'Anna. Riposino in pace.

martedì 5 agosto 2014

La saga di Myst

Si sarà capito che non ho più i riflessi per cimentarmi con i videogiochi che richiedono velocità e abilità da pianista per combattere contro nemici sempre più numerosi, forti e assatanati. Le mie ultime esperienze con i videogame in effetti sono state - un pò di anni fa - con i giochi di avventura per PC classificati come "point & click".
In questi giochi tipicamente, con l'aiuto del mouse, si esplorano ambienti virtuali alla ricerca di elementi (oggetti, informazioni) che sono di solito indizi - o mezzi per raccogliere gli indizi - necessari per arrivare con successo al termine dell'avventura. Ho giocato diversi di questi giochi, trovandoli spesso piacevoli, talvolta intriganti. Ma nessuno mi è "rimasto dentro" come Myst.
Ho conosciuto Myst quando per caso (non mi ricordo nemmeno come) mi sono trovato a giocare il quarto episodio della saga (Myst IV - Revelation). So che non è considerato tra i migliori della sua categoria e che - confrontato con i più evoluti giochi odierni - i suoi meccanismi grafici farebbero probabilmente una magra figura. Ma non è questo che ricordo. Ricordo invece le atmosfere cupe del mondo freddo e crepuscolare di Pinnacolo, la prigione lussureggiante di vita che è Rifugio, gli scenari surreali degli altri mondi, l'angoscia di un padre costretto ad imprigionare i propri figli, il loro desiderio di vendetta. La voglia di risalire alle origini della saga mi ha portato a giocare poi i precedenti tre episodi: Myst (il primo), Riven ed Exile; ognuno con le sue specificità (anche tecniche) ma tutti legati dalla bellissima idea che è alla base del ciclo: a parte il giocatore (che si comporta come un investigatore al servizio - forse - del bene), i protagonisti appartengono al popolo D'ni, una stirpe mitica i cui membri hanno la capacità di generare mondi scrivendo libri. I libri stessi diventano porte sui mondi che descrivono, cui si accede toccando le pagine dei libri.
A pensarci, è questa la magia della saga di Myst, il caleidoscopio di mondi che contiene, densi di atmosfere magiche e inquietanti.


Tay, uno dei mondi di Riven, il secondo episodio di Myst

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